Per il concorso Casorati 2

Il mio angolino in accademia



La Vita
Tempera su tre pezzi di polistirolo



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Trittico

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Il trittico (dal greco tri- "tre" + ptychē "piega") è un'unica opera pittorica o scultorea divisa in tre parti, che possono essere congiunte da cerniere laterali o da un piedistallo detto predella. Il trittico può essere completato da una parte soprastante detta cimasa.

Esistono trittici dei più svariati materiali: dipinti su tavola (di legno) o tela, scolpiti in legno, marmo, terracotta, ceramica, avorio, metalli preziosi... Esistono anche esempi di trittici che uniscono parti scolpite e parti dipinte.

È stato usato nell'arte sacra del Medioevo per un considerevole numero di opere. Fra i trittici più famosi c'è il Trittico Stefaneschi di Giotto di Bondone che è dipinto sui due lati e custodito ai Musei Vaticani. Un trittico improprio è quello custodito nella chiesa di San Zeno a Verona del Mantegna, Madonna con Bambino e Santi, in realtà un polittico composto di sei tavole.

Il termine trittico è passato dall'arte pittorica ad altre arti e nel linguaggio comune, dove a volte assume il significato di trilogia .


Il giardino delle delizie [modifica]

Esempio di trittico: Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch.


Diversi lavori 2


Mmmh ops ehehe



Le Lune


Luna2 Tempere e matite su cartoncino nero



Luna

Matite su spolvero


Prova luna Matite e china su spolvero



Texture Dec


Tempere su cartoncino nero (mani,forchetta e bottiglia di birra)



Medium densit e sabbia colorata



Schizzo...china su spolvero


Diversi lavori


Muro della mia camera ehehe

tempera su muro



Dec 4

Tempere/Acrilici su polistirolo



Copia della Litografia della Madonna di Munch

tempera su cartoncino 100% cotone



Copia della Litografia della Madonna di Munch

matita sanguigna su cartoncino 100% cotone



Schizzo per tela di Anatomia a tema1

China e matite su spolvero



Schizzo per tela di Anatomia a tema 2

matite su cartoncino nero



Svarione Mmmhhh

Carboncino e gessetto giallo su foglio bianco


La Baccante

La Baccante Olio e tempera su tela

60 x 100

Le Foto di una scema! eheheh

Questa sono io ahahahahah in tutta la mia follia ahahaha

Per il concorso Casorati


Scusate la foto...è stata fatta con il cell

Cmq è da finire mi manca pochissimo

Ho usato la tempera nera sul polistirolo sono tre pezzi che uniti formano l immagine :)

Pensieri di una futura barbona

L'incenso devasta violentemente la tua stanza.
Dopo notti turche, passate al rosso, tutto è silenzio;
la vista si è ottenebrata, cominciamo a vedere donne grasse
che danzano svogliatamente una musica tribale.
D'un tratto da un pacchetto di marlboro sguizza fuori uno spirito,
uno zar virtuale, che pian piano ci sussurra qualcosa in latino antico.
All'improvviso scompare tutto.
La stanza si riannaffia di essenze viola-porpora e di nuovo con aria
depressa, ci si ritrova ancora io e te, nudi nel letto dopo esserci nuovamente fusi.
Lo svarione più asssurdo.

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cara monotonia,
è tutto deprimente
la mia vita, la mia morte
ardo nella voglia di vederla e
del mio parlare del nulla.
Di un vuoto che m'appartiene
vorrei realizzare tante cose,
ma l'unica cosa che mi viene meglio
è sognarle,
sto ferma a vegetare nel mio mondo,
tutto mi passa davanti,
ad una velocità pazzesca.
Non sò, se accettare le minime bellezze,
che sono rimaste in questo inriconoscibile mondo.
Sono ancora disposta ad innamorarmi?
Cercherò la morte in compenso dell'amore?
No! Non è troppo tardi.
Ahimè, sono ancora viva!
Ve lo giuro!
Sì ho pensato di accarezzare la morte,
ma è solo pura fantasia, visto che
la mia religione ama la vita.
Si anch'io amo la vita!
Perchè piangere?
Vedo nei vostri e negli altri occhi
un pò di gioia, amore e speranza;
vi lascerò sognare a voi e al mondo
se solo lo vorrete.
Chiudete gli occhi,
tornate indietro,
non c'è pensiero più soave, che quello dell'infanzia.
Pensate dunque, di donare un bel sogno al vostro futuro.
Voi di queste preoccupazioni non ne avete
perchè ignorate il dolore!
Oh, voi il dolore lo camuffate?
Vedete sto parlando di nulla,
non sono pazza,
ma sono solo innamorata
degli occhi umani e dei vostri.


Keat diceva: La poesia è un ossessione, un incubo!
Non aveva tutti torti!
E' come se non si volesse scrivere,
ma lei spinge contro l'anima.

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Andrea

Il tuo corpo è come una poesia,
che va letta tutta d'un fiato.
Quel dolce sguardo assente,
quelle labbra rosse e carnose....
In un vortice di calore
accarezzo la tua pelle
quel profumo inebriante
me lo sento quasi addosso
ogni mio senso è incantato
una ballata d'emozioni mi blocca
e non riesco più a respirare.
mi hai ucciso
mio dolce amore.
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Mattino freddo

Come rilassa la quiete del mattino
mi avvolge in un candido panneggio
la luna è ancora alta nel cielo,
che freddo, che freddo.....
il vento soffia e mi accarezza il corpo
ormai gelido
non provo più nulla
solo una dolce melanconia.

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Come una bruciatura di sigaretta

sei li che guardi ... che guardi quelle lampade rosse che illuminano quel buco chiamato pub

per un attimo vedi il suo sguardo che penetra lentamente dentro di te

all improvviso senti il suo scarpone che ti penetra il petto...quasi non riesci a respirare

si avvicina con un candid sorriso ... ti prende la mano

la tua pallida pelle comincia ad arrossire

senti caldo...ma non è la birra a doppio malto che ti sei appena bevuta

le lampade sempre più rosse stai per scoppiare vuoi uscire...ma lo squalo ti guarda

esci per prendere aria...ma ti fumi una sigaretta...pensi....sono una cretina

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Vorrei qualcuno che mi ascolti,
vorrei qualcuno che mi racconti;
come posso sperare che qualcuno mi guardi
se non ci sono occhi in questo mondo.
Si vede nero, grigio e rosso....
dopo le catastrofi inaspettate
che ci hanno esiliato nel nulla.
Ricordo ancora....
Quando si odiava la vita.


Settembre 1999

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Sono vecchissime queste poesie ....come diceva Eraclito "tutto scorre"

Oskar Kokoschka





Un altro espressionista dall’anima sensibile e un po’ folle è Oskar Kokoschka.
Oskar Kokoschka nacque il 1 marzo 1886 a Pòchlarn, cittadina della Bassa Austria.
Studiò dapprima chimica, poi, dal 1903 al 1909, frequentò l’Accademia di Belle Arti a Vienna, dove fu attratto dalle opere barocche, dal nuovo stile di Gustav Klimt e dalla pittura incisiva . In questi anni Kokoschka fece soprattutto ritratti di celebrità viennesi, ma, sentendosi incompreso, nel 1910 si trasferì a Berlino.
Lì frequentò i circoli culturali radicali e d’avanguardia, nutrendo particolare ammirazione per E. Munch, per i Fauves e per i pittori del gruppo Die Brùcke, uno dei primi nuclei dell’espressionismo tedesco.
Nel 1914 divenne membro della Secessione di Berlino, poi entrò a far parte del Blaue Reiter, un gruppo di artisti che facevano uso di colori puri stesi a larghe macchie. Nei suoi lavori di questo periodo sono presenti un violento cromatismo e un’attenta analisi psicologica, tesa ad indagare l’intimo del personaggio, influenzato in questo delle nuove teorie psicanalitiche di S. Freud.
Il cambiamento stilistico si rafforzò nel 1912, quando l’artista, nel frattempo tornato a Vienna, conobbe Alma Mahler, futura moglie dell’architetto Walter Gropius. La passione per questa donna affascinante si riflette in numerosi ritratti, dipinti, disegni, e grafiche a stampa realizzati dall’artista. La testimonianza più celebre di questo grande amore tempestoso è rappresentata nell’opera La fidanzata del vento o La sposa del vento. Nel 1914, a seguito della rottura con Alma Mahler, Kokoscka, costantemente depresso, è preda di tendenze suicide,si chiude in uno studio completamente nero, per dipingere la celebre tela.


Edvard Munch





Uno degli esponenti più importanti dell’espressionismo europeo è Edvard Munch.

Edvard Munch nasce a Loten il 12 dicembre del 1863. E’ stato un famoso pittore norvegese vissuto fra l’Ottocento ed il Novecento.

Munch è il pittore dell’angoscia; per sua stessa ammissione, gli unici temi che lo interessano sono l’amore e la morte. L’ombra della morte lo accompagnerà lungo l’arco della sua intera esistenza: muore la madre, mentre è ancora bambino, e, adolescente, assiste alla morte della giovane sorella, logorata dalla tisi. Questi episodi saranno destinati ad acuire la sua sensibilità nervosa, e ne influenzeranno già i primi quadri. L’angoscia e la sofferenza morale infatti traspaiono letteralmente nelle sue prime tele, dai titoli espliciti, come La morte alla sbarra, La morte e la fanciulla, Amore e dolore, Il Grido e Ansietà.

Egli frequenta l’Accademia di belle arti di Oslo, anche grazie ad una borsa di studio vinta per le sue capacità tecniche tutt’altro che comuni, non che l’ambiente bohemien di Oslo nel pieno del suo fermento culturale. Finita l’Accademia, si reca a Parigi, dove già le sue idee innovative si fanno più vive e forti, fino a delinearsi in un quadro come la Madonna ( 1893-1894 ), che, alla sua prima mostra parigina, se da un lato scandalizza l’intera opinione pubblica, dell’altro attira comunque una piccola parte di giovani artisti.

L’uso dei colori, la potenza dei suoi rossi, la lucidità violenta con cui l’autore tratta i propri temi, lo porteranno ad essere il precursore, se non il primo, degli espressionisti. La fama non gli concede la felicità; egli cerca di attutire la propria sensibilità con l’abuso di alcool, che provoca però la crisi d’angoscia, la depressione e una forte mania di persecuzione; il periodo è travagliato, ed egli è costretto a farsi ricoverare in una casa di cura per malattie nervose. <<>> confidava <<>ia. Paura della gente, affetto da insonnia >>.

Ma è nella sua opera più famosa, Il Grido, altrimenti noto come L’Urlo, che Munch cristallizza la reazione istintiva, l’urlo primordiale e non articolato all’uomo… Non a caso nellUrlo tutto, dalle immagini ai colori suggerisce l’imminenza della catastrofe. Il fatto che più sconvolge è come Munch affronti la malattia. Dice il pittore: <<> della follia, sul punto di precipitare >>. Le sue tele sono la testimonianza di un Io disturbato.

Nel 1944, Edvard Munch muore ad Oslo, all’età di ottant’anni. Se la sua follia sia stata o meno all’origine della sua creatività, non si può dire con certezza.


L’Urlo




La Madonna

1894-1895.Oslo,Munch Museet.


Vampiro, Olio su tela,

cm 91 x 109,

Oslo,Munch Museet, 1893-1894

«I suoi capelli rosso sangue si erano impigliati in me — si erano avvolti attorno a me come serpenti rosso sangue — i loro lacci più sottili si erano avvolti attorno al mio cuore» (E. Munch, Diari)


Camille Claudel




Allieva e amante del grande
Auguste Rodin

(François-Auguste-René Rodin (Parigi, 12 novembre 1840 – Meudon, 17 novembre 1917) è stato uno scultore francese.)
. Camille, nata a Fère-en-Tardenois l’8 dicembre 1864,voleva diventare scultrice già dall’età di dodici anni,a 18 espose per la prima volta al Salon.
(Il Salon fu un'esposizione periodica di pittura e scultura, che si svolse al Louvre di Parigi, con cadenza biennale fino al 1863 ed annuale in seguito (decreto imperiale del 13 novembre 1863), dal XVII al XIX secolo.)
Subito dopo ci fu l’incontro con Rodin, che aveva ventitre anni in più di lei. Da subito li legò una grande passione e una grande collaborazione dopo anni di un’intensa passione la loro storia tormenta finì e Camille intraprese un percorso personale di autoaffermazione. Nel 1896 Camille cominciò a soffrire di manie di persecuzione nei confronti di Rodin e nel processo di annientamento di se stessa arrivò anche a distruggere le sue opere. Nel 1913 fu fatta rinchiudere in un manicomio vicino a Parigi dalla famiglia. Successivamente trasferita nel manicomio a Montdevergues, morì il 19 ottobre del 1943, in solitudine ed abbandono. Nei trent’anni d’internamento ella non aveva mai più né disegnato e ne modellato. Oggi un ricovero così lungo non sarebbe più concepibile e Camille non sarebbe stata considerata gravemente malata, di quanto in effetti, come avvenne ai suoi tempi.



Camille Claudel, l'âge mûr



Camille Claudel, la valse



Camille Claudel, la petite chatelaine

Jackson Pollock


« Quando sono "dentro" i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di "presa di coscienza" mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l'immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire. È solo quando mi capita di perdere il contatto con il dipinto che il risultato è confuso e scadente. Altrimenti c'è una pura armonia, un semplice scambio di dare ed avere e il quadro riesce bene. »
(Jackson Pollok)

Biografia

Paul Jackson Pollock nasce a Cody, Wyoming, il 28 gennaio 1912. Cresce in Arizona e California; qui entra in contatto con la cultura popolare indiana e pellerossa, che resterà un riferimento importante nella sua ricerca artistica.
Nel 1928 frequenta la Manual Arts High School di Los Angeles, ma ne viene espulso.
Nell'autunno del 1930 si reca a New York e studia all'Art Students League avendo per insegnante Thomas Hart Benton, che lo incoraggerà nei dieci anni seguenti.
Nei primi anni '30, Pollock conosce e apprezza la pittura sociale realista messicana di José Clemente Orozco e Diego Rivera; per tutto il decennio viaggia molto negli Stati Uniti, ma per la maggior parte del tempo vive a New York, dove si stabilisce definitivamente nel 1935 entrando nel WPA, Federal Art Project (progetto promosso dal Governo Usa per sostenere gli artisti rimasti senza lavoro durante la depressione economica), alla divisione Murales. Vi rimarrà fino al ’42, occupandosi anche della pittura a cavalletto; sempre a New York, nel 1936, opera nella bottega di David Alfaro Siqueiros.

La scoperta di Picasso, insieme alla grande mostra del Surrealismo europeo, allestita a New York nel 1936, gli permette di rompere definitivamente con le "provinciali" influenze americane.

Nel 1942 conosce Lee Krasner: sarà lei a introdurlo negli ambienti più interessanti di New York, a presentargli, tra gli altri, personaggi come De Kooning. Il sodalizio con lei giocherà un ruolo importantissimo nel suo percorso artistico e umano.

Le esperienze di Mirò, Gorky e quelle contemporanee di De Kooning contribuiscono ad accrescere il suo interesse per il segno e l’automatismo, come espressione immediata e diretta del proprio sentire. In questa fase, le sue opere restano allusive a forme riconoscibili e non approdano subito alla totale astrazione.

Nel 1943 tiene la prima personale alla galleria di Peggy Guggenheim a New York, Art of This Century; Peggy Guggenheim gli offre un contratto che dura fino al 1947 e che gli permette di dedicarsi esclusivamente alla pittura.
In questa fase si evidenzia l’assimilazione del linguaggio delle avanguardie europee (Surrealismo, Cubismo e Picasso) animata da quella che diventerà la componente forte della sua pittura: la carica segnica e gestuale. Alla fascinazione per l’analisi junghiana (che lo spinge alla ricerca di archetipi, di forme primarie, comuni all’inconscio collettivo) si aggiunge inoltre quella per l’arte degli indiani d’America, in particolare le pitture di sabbia (sand painting) dei Navajo.
Nelle opere anteriori al 1947 si avverte l'influenza di Pablo Picasso e del Surrealismo; nei primi anni '40 partecipa a diverse mostre di arte surrealista e astratta, tra cui Natural, Insane, Surrealist Art, alla galleria Art of This Century nel 1943, e Abstract and Surrealist Art in America, allestita da Sidney Janis alla Mortimer Brandt Gallery di New York nel 1944.

Nell'autunno del 1945 sposa Lee Krasner e si stabilisce a The Springs, East Hampton. Nel 1952 ha luogo la prima personale a Parigi, allo Studio Paul Facchetti, e la prima retrospettiva al Bennington College nel Vermont, organizzata da Clement Greenberg. Partecipa a diverse collettive, tra cui quelle annuali al Whitney Museum of American Art di New York a partire dal 1946, e alla Biennale di Venezia nel 1950. I suoi lavori sono conosciuti ed esposti in tutto il mondo, ma non viaggia mai fuori dagli Stati Uniti.
A partire dal 1947, la superficie della tela si fa sempre più grande, come più grandi si fanno i pennelli, così da consentire un sempre maggiore distacco dalla tela.

Il passo successivo, dal ’49, è l’adozione della tecnica del "dripping": l’utilizzo del colore gocciolato dal pennello o direttamente dai barattoli su superfici, cartone o tela disposte orizzontalmente e lavorate su tutti i lati, con la creazione di grovigli di segni, macchie, spruzzi, aloni; tutto il corpo dell’artista viene coinvolto e il segno è governato dalla gestualità del braccio.

Negli ultimi dipinti di questo periodo, per cui il critico Greenberg inventò il termine di "Action painting", si aggiungono spesso sabbia, ciottoli, filo metallico, pezzi di vetro. Dal 1950 al 1952 Pollock raggiunge risultati di intensità quasi delirante che traducono le sue tensioni interne in quadri esclusivamente bianchi e neri. Negli ultimi anni riprende poi il suo stile fatto di frenetiche forme circolari di colore in stratificazioni materiche sempre più intense. Nell’immagine che risulta non vi è centro né direzione di osservazione: è pittura "all over" (a tutto campo). Si è parlato, a questo proposito, di "Espressionismo astratto" perché il dipingere nasce come emersione di una pulsione, carica di energia, anche violenta, manifestazione di uno stato d’animo che scavalca qualsiasi progetto per affidarsi a una "automaticità" del gesto che nasce dal profondo.

Nel 1950 firma la protesta degli Irascibili; nello stesso anno espone tre opere all XXV Biennale di Venezia e Peggy Guggenheim organizza contemporaneamente per lui, in città, una mostra al Museo Correr. Afflitto da sempre dall’alcool, contro il quale ha anche molto combattuto con alterne fortune, ricomincia a bere oltre misura e dal 1954 rallenta la sua attività.

Muore in un incidente stradale a New York l’11 agosto 1956.

La sua figura diviene presto un mito, alimentato dai tratti caratteristici emblematici: la ribellione, la dipendenza dall’alcool, l’attrazione per le filosofie orientali e la psicologia junghiana, la contiguità con le ricerche musicali più avanzate (John Cage), l’improvvisazione e la creatività immediata su un tema iniziale, (tipica in quegli anni anche del Jazz e del Be bop), la ricerca di libertà nei confronti della forma (che sarà in seguito carattere peculiare degli happening), perfino la drammatica fine.

Ritenuto il maggior rappresentante dell'Action Painting e dell’Espressionismo astratto, ha rappresentato un momento importante della ricerca artistica del secolo scorso e la prima affermazione del mondo statunitense come nuovo centro dell’arte nella seconda metà del ‘900.




Favola di Ammore e FolLia



La Follia decise di invitare i suoi amici a prendereun caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose: 'Si gioca a nascondino?' 'Nascondino? Che cos'è?' - domandò la Curiosità. 'Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo chetroverò sarà il prossimo a contare.' Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. '1,2,3...' - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, impacciata come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L' Invidia si unì al Trionfo esi nascose accanto a lui dietro un grande masso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove. 'CENTO!' - gridò la Follia - 'Comincerò a cercare.' La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primoad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: 'Dov'è l'Amore?'. Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzodi legno e cominciò a cercare tra i rami, allorché ad untratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L' Amore accettò le scuse. Ancora oggi, quando si cerca l'Amore non lo si trova, e solo i folli si ostinano a cercarlo nonostante tutto ma oprattutto: l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

La follia

La follia, cos'è dunque la follia?


Si parla di follia, quando si descrive soggetti che hanno disturbi mentali gravi, ma in realtà le parole pazzo e folle vengono adoperate solitamente dalla gente per etichettare persone dai comportamenti stravaganti e dalla personalità fuori dal comune.

I medici hanno sostituito la parola "follia" con i termini di nevrosi, psicosi, melanconia o depressione. La follia si avvicina oggi, piuttosto, alla diagnosi clinica psicosi, malattia mentale solitamente grave e ben distinta dalla depressione. Spesso la follia e la depressione sono scambiate l'una con l'altra, infatti molti depressi sono stati trattati da folli e molti folli deliranti sono stati definiti depressi, per camuffarne la malattia.

Si afferma che il folle è colui che offende le regole della morale, del corretto modo di pensare della società.

Famosi scrittori, scienziati illustri, artisti celeberrimi sono stati considerati fuori della norma.

Kafka era un nevrotico ossessivo, Baudelaire un depresso cronico, Schopenhauer soffriva di manie di persecuzione, Einstein aveva proverbiali stranezze.

Non tanto la malattia in sé, quanto un insieme di cose che lega l'artista o genio al personaggio di pazzo, irrazionale, non-normale e non- comune.

Quasi tutti i geni hanno uno stile di vita originale, trasandato, irregolare e pazzo è il bisogno di fuggire e di estraniarsi dalla società, il genio appare agli occhi dell'uomo comune come un diverso.

L'uso di droghe da parte di alcuni artisti ha avuto degli effetti devastanti sul sistema nervoso; spesso le droghe venivano utilizzate come medicinali per sentirsi meglio, in quanto esse hanno la capacità di modificare il comportamento psichico e di alterare la percezione della realtà. Diversi autori hanno visto nella droga un qualcosa per forzare l'accesso alla vita emotiva più profonda, oppure creare una nuova strutturazione del rapporto dell'Io con il reale. L'affinità tra l'effetto procurato dalle droghe e le manifestazioni di una malattia mentale è stata rilevata fin dall'antichità; Aristotele fa notare quanto gli effetti dell'alcool assomigliano all'umore turbato e afferma inoltre quanto il vino possa rendere il carattere di una persona collerico, ansioso, melanconico ed audace; invece l'abuso di una sostanza ansiogena come il caffè potrebbe influire sul comportamento e rendere il soggetto nervoso ed ansioso, ma, preso con moderazione esso stimola le attività digestive, dissipa la pesantezza ed il mal di testa, schiarisce le idee e aguzza l'ingegno. Molti scrittori facevano un larghissimo uso del caffè; Voltaire consumava quasi cinquanta tazzine al giorno e Balzac consumava dalle venti alle quaranta tazzine in una lettera ad un suo caro amico egli scrive: <<Ho i nervi in uno stato pietoso. L'abuso di caffè mi fa tremare tutti i nervi oculari, mi sento sfinito >> Il ricorso a certi ''eccitanti'', fu, in un certo senso, un fenomeno di moda, ed infatti ogni epoca è stata succube di droghe diverse, euforizzanti, antidolorifiche e psichedeliche.

Gli inizi dell'800 contrassegnano l'epoca dell'oppio, la droga dei poeti maledetti, ed intorno al 1840 subentra la moda dell'hashish. L'orientalismo e gli inizi della colonizzazione renderanno popolare la cannabis, in particolare negli ambienti intellettuali. Nel 1880 si affaccia la cocaina, di cui Freud, dopo esserne stato il teorico, fu uno dei primi consumatori. Nel 1920 si registra un gran consumo d'oppio e di morfina, mentre, negli anni '40, troviamo le anfetamine, e, contemporaneamente hanno luogo le prime esperienze con le droghe precolombiane, la psilocibina e la messalina. Infine, durante gli anni '60 e nel corso delle grandi agitazioni sociali del '68, tornano di moda l'hashish e la marijuana, a cui si aggiunge l'LSD.

I creatori, che siano essi scrittori, pittori, scultori o musicisti, partecipano a tutte le tappe d'esplorazione degli stupefacenti e dell'uso di sostanze tossiche, ma non in tutti i geni, i disturbi mentali sono attribuibili all'uso delle droghe.



Galleria d'arte: Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch - La cura della follia