Alcuni geni erano veramente malati? Molti erano consapevoli dei loro mali ed altri no, ma tutti loro s’impegnavano a vivere la vita in modo intenso, dedicandosi pienamente alle loro passioni. E’ sorprendente notare come la società predichi tanto la normalità, ma in realtà prenda come punto di riferimento dei personaggi folli. Concludo con un aforisma di Nietzsche: << Dov’è dunque la follia, il cui vaccino dovrebbe essere inoculato in noi tutti? >>.
POLLOCK E GLI IRASCIBILI
La scuola di New York 24 settembre 2013 – 16 febbraio 2014 Palazzo Reale, Milano.
Alla GAM
Alla GAM nuovo percorso espositivo: "Infinito,Velocità, Etica e Natura".
Nelle foto le opere di Yves Kein, Salvatore Scarpitta e il mitico Hans Hartung.
Arte "strana" o "concettuale"









kEiTh HaRiNg
Hans Hartung - Autoritratto (citazione)

Hans Hartung -Autoritratto
Scarabocchiare, grattare, agire sulla tela, dipingere infine, mi sembrano delle attività umane così immediate, spontanee e semplici come lo possono essere il canto, la danza o il gioco di un animale che corre, scalpita o si scrolla. Una pianta che cresce, la pulsazione del sangue, tutto quello che è germinazione, crescita, slancio vitale, forza viva, resistenza, dolore o gioia possono trovare la propria incarnazione particolare, il proprio segno, in una linea morbida o flessibile, curva e fiera, rigida o possente, in una macchia di colore stridente, gioioso o sinistro.
Citazioni - Arte e Artisti
Marcel Proust
Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché sanno che è blu. Quelli di noi che non sono artisti devono colorare le cose come realmente sono, o la gente penserebbe che sono stupidi.
Jules Feiffer
Il disegno è la sincerità nell'arte. Non ci sono possibilità di imbrogliare. O è bello o è brutto.
Salvador Dalì
L'arte è un appello al quale molti rispondono senza essere chiamati.
Leo Longanesi
Che cos'è l'arte se non un modo di vedere?
Thomas Berger
Non essere soddisfatti: l'arte è tutta qui.
Jules Renard
Spesso le persone fanno arte, ma non se ne accorgono.
Vincent Van Gogh
Nessun artista è mai morboso. L'artista può esprimere qualsiasi cosa.
Oscar Wilde
Nessun grande artista vede mai le cose come sono veramente. Se lo facesse smetterebbe di essere un artista.
Oscar Wilde
Non c'è niente di più difficile per un pittore veramente creativo del dipingere una rosa, perché prima di tutto deve dimenticare tutte le altre rose che sono state dipinte.
Henri Matisse
La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico.
Pablo Picasso
Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che è.
Jackson Pollock
L'opera d'arte è sempre una confessione.
Umberto Saba
L'arte si nutre del sangue dell'artista.
Edvard Munch
La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.
Picasso
Paul Klee
Un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata.
Keith Haring
La gelosia degli altri pittori è stata sempre il termometro del mio successo.
Salvador Dalì
Luca Beatrice – Da che arte stai?
Una storia revisionista dell'arte italiana.
| Descrizione |
Jackson Pollock - Trailer
Jackson Pollock - Trailer del film Pollock (2000) di Ed Harris
Recensione del film: Pollock
Ed Harris sceglie uno dei maggiori artisti americani del secondo dopoguerra, per il suo esordio alla regia, e dedica tutto se stesso per riuscire ad entrare nelle profondità tortuose di una personalità che visse sempre in precario equilibrio tra genio e follia. Dieci anni di ricerche e di lavoro attorno ad un artista difficile quanto fondamentale come Jackson Pollock.
Ma dirigendo se stesso Harris non lascia nulla al caso, al contrario, impedisce ogni attrazione tipicamente hollywoodiana nei confronti dell'immagine-cliché dell'artista maledetto. Ne risulta così un ritratto d'artista impressionante e sincero, in cui la vitalità di Pollock e la sua altrettanto vigorosa arte, si stagliano senza ulteriori superflue dinamiche, verso una ricerca dell'autenticità più assoluta.
Harris si sofferma soprattutto sui dettagli che, più rivelatori dei fatti, disvelano l'intima essenza del pittore. Disdegnando le più comuni regole dell'azione, verbale o fisica, il neoregista affida invece il racconto a lunghi silenzi e ad un succedersi di scene mai frettoloso, assicurando così una migliore comprensione della geniale coesistenza di talento e di malattia mentale, che fu tipica non solo di Pollock, ma anche di molti pittori, antichi e moderni.
Una regia che permette, con straordinaria semplicità, lo sviscerarsi dell'arte avanguardistica del pittore, così prepotentemente rivolta all'istintivo superamento di tutte le teorie che dal cubismo al surrealismo, avevano ribaltato e nuovamente trasformato l'arte regolandola sui canoni di una realtà personale, artistica e sociale in continua mutazione.
La storia (ispirata dal romanzo biografico di Gregory Naifeh e Steven Whitesmit) segue attentamente l'esistenza dell'artista, a partire dal 1941, e procede attraverso gli aneddoti della sua vita evitando egregiamente l'idealizzazione appassionata: e così gli attacchi di isteria o le tavole imbandite buttate all'aria e persino la scena del pittore che orina nel caminetto di Peggy Guggenheim durante un party, non risultano mai scene esasperate ed esasperanti.
Ma ancor più del regista, è l'Harris-attore che manifesta la forza e la disperazione intima ed esteriore del pittore. Il caos emotivo e artistico di quest'ultimo trovano una straordinaria espressione nel viso contratto dell'attore, illuminato da una mutevole e formidabile tavolozza di sentimenti, spesso così dolorosamente contraddittori.
(Valeria Chiari)
Curiosità:
Ed Harris è aumentato di 15 Kg per le ultime scene di Pollock alcolizzato.
L'idea del film è nata in Harris quando il padre gli regalò un libro sull'autore, semplicemente per il fatto che si somigliavano molto.
http://www.filmfilm.it/film.asp?idfilm=17186
Un grande Artista da poco ho letto pure il libro (Lettere,Riflessioni e Testimonianze).
Artemisia Gentileschi....Chi era???
Artemisia Gentileschi
(Roma 1593 - Napoli 1652/53)
Artemisia Gentileschi è una delle poche protagoniste femminili della Storia dell'arte
europea.Ma è anche la protagonista di una torbida vicenda a tinte fosche o, per meglio dire, "caravaggesche", infarcita di elementi sentimentali, erotici, patetici e fantastici, in una brillante fusione romanzesca, insomma Artemisia è la protagonista
ideale del romanzo ideale (e infatti svariati romanzi si sono ispirati alla sua vita).
Certamente la carriera artistica (come qualsiasi altra carriera) è sempre stata pressoché impraticabile per le donne, costrette nei limiti che la società imponeva loro, limiti di natura culturale (assenza pressoché totale di una preparazione scolastica) e familiare (nelle famiglie patriarcali la donna era preposta all'accudimento di tutti i suoi numerosi elementi).
Artemisia Gentileschi, che ebbe modo di fare fruttare il suo talento, è stata una delle
poche donne "sfuggite" tra le maglie di questo rigidissimo sistema sociale, tuttavia la sua sofferta vicenda privata si è spesso sovrapposta a quella di pittrice generando molte ambiguità.
Negli anni Settanta la sua popolarità ha raggiunto il vertice soprattutto per via della vicenda che la vide accusare il suo violentatore (al punto da sottoporsi allo
schiacciamento dei pollici per confermare l'attendibilità delle sue accuse, cosa che per lei, pittrice, non dovette essere solo un dolore fisico).
Artemisia è divenuta così il simbolo del femminismo e del desiderio di ribellarsi al potere maschile: tuttavia questo fatto le fece un grande torto: l'avere spostato l'attenzione (ed averle attribuito un particolare successo) sulla vicenda dello stupro, mettendo in ombra i suoi meriti professionali, ormai ampiamente riconosciuti dalla critica, a partire da Roberto Longhi e dal suo pionieristico articolo del 1916 Gentileschi padre e figlia.
A volte questa lettura "a senso unico" della pittrice ha creato giusti malumori: per Camille Paglia, a volte Artemisia è diventata un'etichetta da utilizzare anacronisticamente per avanzare rivendicazioni infarcite di retorica femminista.
Negli anni Settanta la Gentileschi divenne un vero e proprio simbolo del femminismo internazionale: associazioni e cooperative le si intitolarono - a Berlino l'albergo
"Artemisia" accoglieva esclusivamente la clientela femminile - riconoscendo in essa una figura culto, sia come rappresentante del diritto all'identificazione col proprio lavoro, sia come paradigma della sofferenza, dell'affermazione e dell'indipenenza della donna.Per la nota polemista e leader del movimento femminista internazionale Germaine Greer Artemisia Gentileschi fu la grande pittrice della guerra tra i sessi, affermazione,
di fatto, estremamente riduttiva: un pittore con tanto talento come la Gentileschi non può limitarsi a un messaggio ideologico.
Artemisia Gentileschi, Autoritratto,1630-39,Kensington Palace Collection, Londra
L’autoritratto di una giovane donna stuprata e torturata. ""Cancella il dolore con i tuoi pennelli. Dipingi sopra il dolore, mia cara, finché non ne rimanga traccia"" la esorta un’amica suora.
Galleria degli Uffizi - Firenze
In quest opera Artemisia si "vendica" della violenza subita.
mi piace tutto di lei,la sua storia triste,il suo stile quasi caravaggesco e il sibolo che rappresenta.
Hanno tratto persino un film su questa affascinante artista
Oskar Kokoschka

Un altro espressionista dall’anima sensibile e un po’ folle è Oskar Kokoschka.
Oskar Kokoschka nacque il 1 marzo 1886 a Pòchlarn, cittadina della Bassa Austria.
Studiò dapprima chimica, poi, dal 1903 al 1909, frequentò l’Accademia di Belle Arti a Vienna, dove fu attratto dalle opere barocche, dal nuovo stile di Gustav Klimt e dalla pittura incisiva . In questi anni Kokoschka fece soprattutto ritratti di celebrità viennesi, ma, sentendosi incompreso, nel 1910 si trasferì a Berlino.
Lì frequentò i circoli culturali radicali e d’avanguardia, nutrendo particolare ammirazione per E. Munch, per i Fauves e per i pittori del gruppo Die Brùcke, uno dei primi nuclei dell’espressionismo tedesco.
Nel 1914 divenne membro della Secessione di Berlino, poi entrò a far parte del Blaue Reiter, un gruppo di artisti che facevano uso di colori puri stesi a larghe macchie. Nei suoi lavori di questo periodo sono presenti un violento cromatismo e un’attenta analisi psicologica, tesa ad indagare l’intimo del personaggio, influenzato in questo delle nuove teorie psicanalitiche di S. Freud.
Il cambiamento stilistico si rafforzò nel 1912, quando l’artista, nel frattempo tornato a Vienna, conobbe Alma Mahler, futura moglie dell’architetto Walter Gropius. La passione per questa donna affascinante si riflette in numerosi ritratti, dipinti, disegni, e grafiche a stampa realizzati dall’artista. La testimonianza più celebre di questo grande amore tempestoso è rappresentata nell’opera La fidanzata del vento o La sposa del vento. Nel 1914, a seguito della rottura con Alma Mahler, Kokoscka, costantemente depresso, è preda di tendenze suicide,si chiude in uno studio completamente nero, per dipingere la celebre tela.
Edvard Munch
Uno degli esponenti più importanti dell’espressionismo europeo è Edvard Munch.
Edvard Munch nasce a Loten il 12 dicembre del 1863. E’ stato un famoso pittore norvegese vissuto fra l’Ottocento ed il Novecento.
Munch è il pittore dell’angoscia; per sua stessa ammissione, gli unici temi che lo interessano sono l’amore e la morte. L’ombra della morte lo accompagnerà lungo l’arco della sua intera esistenza: muore la madre, mentre è ancora bambino, e, adolescente, assiste alla morte della giovane sorella, logorata dalla tisi. Questi episodi saranno destinati ad acuire la sua sensibilità nervosa, e ne influenzeranno già i primi quadri. L’angoscia e la sofferenza morale infatti traspaiono letteralmente nelle sue prime tele, dai titoli espliciti, come La morte alla sbarra, La morte e la fanciulla, Amore e dolore, Il Grido e Ansietà.
Egli frequenta l’Accademia di belle arti di Oslo, anche grazie ad una borsa di studio vinta per le sue capacità tecniche tutt’altro che comuni, non che l’ambiente bohemien di Oslo nel pieno del suo fermento culturale. Finita l’Accademia, si reca a Parigi, dove già le sue idee innovative si fanno più vive e forti, fino a delinearsi in un quadro come la Madonna ( 1893-1894 ), che, alla sua prima mostra parigina, se da un lato scandalizza l’intera opinione pubblica, dell’altro attira comunque una piccola parte di giovani artisti.
L’uso dei colori, la potenza dei suoi rossi, la lucidità violenta con cui l’autore tratta i propri temi, lo porteranno ad essere il precursore, se non il primo, degli espressionisti. La fama non gli concede la felicità; egli cerca di attutire la propria sensibilità con l’abuso di alcool, che provoca però la crisi d’angoscia, la depressione e una forte mania di persecuzione; il periodo è travagliato, ed egli è costretto a farsi ricoverare in una casa di cura per malattie nervose. <<>> confidava <<>ia. Paura della gente, affetto da insonnia >>.
Ma è nella sua opera più famosa, Il Grido, altrimenti noto come L’Urlo, che Munch cristallizza la reazione istintiva, l’urlo primordiale e non articolato all’uomo… Non a caso nell’Urlo tutto, dalle immagini ai colori suggerisce l’imminenza della catastrofe. Il fatto che più sconvolge è come Munch affronti la malattia. Dice il pittore: <<> della follia, sul punto di precipitare >>. Le sue tele sono la testimonianza di un Io disturbato.
Nel 1944, Edvard Munch muore ad Oslo, all’età di ottant’anni. Se la sua follia sia stata o meno all’origine della sua creatività, non si può dire con certezza.
La Madonna
1894-1895.Oslo,Munch Museet.
Vampiro, Olio su tela,
cm 91 x 109,
«I suoi capelli rosso sangue si erano impigliati in me — si erano avvolti attorno a me come serpenti rosso sangue — i loro lacci più sottili si erano avvolti attorno al mio cuore» (E. Munch, Diari)
Camille Claudel

Allieva e amante del grande Auguste Rodin
Jackson Pollock

« Quando sono "dentro" i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di "presa di coscienza" mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l'immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire. È solo quando mi capita di perdere il contatto con il dipinto che il risultato è confuso e scadente. Altrimenti c'è una pura armonia, un semplice scambio di dare ed avere e il quadro riesce bene. »
(Jackson Pollok)
Biografia
Paul Jackson Pollock nasce a Cody, Wyoming, il 28 gennaio 1912. Cresce in Arizona e California; qui entra in contatto con la cultura popolare indiana e pellerossa, che resterà un riferimento importante nella sua ricerca artistica.
Nel 1928 frequenta la Manual Arts High School di Los Angeles, ma ne viene espulso.
Nell'autunno del 1930 si reca a New York e studia all'Art Students League avendo per insegnante Thomas Hart Benton, che lo incoraggerà nei dieci anni seguenti.
Nei primi anni '30, Pollock conosce e apprezza la pittura sociale realista messicana di José Clemente Orozco e Diego Rivera; per tutto il decennio viaggia molto negli Stati Uniti, ma per la maggior parte del tempo vive a New York, dove si stabilisce definitivamente nel 1935 entrando nel WPA, Federal Art Project (progetto promosso dal Governo Usa per sostenere gli artisti rimasti senza lavoro durante la depressione economica), alla divisione Murales. Vi rimarrà fino al ’42, occupandosi anche della pittura a cavalletto; sempre a New York, nel 1936, opera nella bottega di David Alfaro Siqueiros.
La scoperta di Picasso, insieme alla grande mostra del Surrealismo europeo, allestita a New York nel 1936, gli permette di rompere definitivamente con le "provinciali" influenze americane.
Nel 1942 conosce Lee Krasner: sarà lei a introdurlo negli ambienti più interessanti di New York, a presentargli, tra gli altri, personaggi come De Kooning. Il sodalizio con lei giocherà un ruolo importantissimo nel suo percorso artistico e umano.
Le esperienze di Mirò, Gorky e quelle contemporanee di De Kooning contribuiscono ad accrescere il suo interesse per il segno e l’automatismo, come espressione immediata e diretta del proprio sentire. In questa fase, le sue opere restano allusive a forme riconoscibili e non approdano subito alla totale astrazione.
Nel 1943 tiene la prima personale alla galleria di Peggy Guggenheim a New York, Art of This Century; Peggy Guggenheim gli offre un contratto che dura fino al 1947 e che gli permette di dedicarsi esclusivamente alla pittura.
In questa fase si evidenzia l’assimilazione del linguaggio delle avanguardie europee (Surrealismo, Cubismo e Picasso) animata da quella che diventerà la componente forte della sua pittura: la carica segnica e gestuale. Alla fascinazione per l’analisi junghiana (che lo spinge alla ricerca di archetipi, di forme primarie, comuni all’inconscio collettivo) si aggiunge inoltre quella per l’arte degli indiani d’America, in particolare le pitture di sabbia (sand painting) dei Navajo.
Nelle opere anteriori al 1947 si avverte l'influenza di Pablo Picasso e del Surrealismo; nei primi anni '40 partecipa a diverse mostre di arte surrealista e astratta, tra cui Natural, Insane, Surrealist Art, alla galleria Art of This Century nel 1943, e Abstract and Surrealist Art in America, allestita da Sidney Janis alla Mortimer Brandt Gallery di New York nel 1944.
Nell'autunno del 1945 sposa Lee Krasner e si stabilisce a The Springs, East Hampton. Nel 1952 ha luogo la prima personale a Parigi, allo Studio Paul Facchetti, e la prima retrospettiva al Bennington College nel Vermont, organizzata da Clement Greenberg. Partecipa a diverse collettive, tra cui quelle annuali al Whitney Museum of American Art di New York a partire dal 1946, e alla Biennale di Venezia nel 1950. I suoi lavori sono conosciuti ed esposti in tutto il mondo, ma non viaggia mai fuori dagli Stati Uniti.
A partire dal 1947, la superficie della tela si fa sempre più grande, come più grandi si fanno i pennelli, così da consentire un sempre maggiore distacco dalla tela.
Il passo successivo, dal ’49, è l’adozione della tecnica del "dripping": l’utilizzo del colore gocciolato dal pennello o direttamente dai barattoli su superfici, cartone o tela disposte orizzontalmente e lavorate su tutti i lati, con la creazione di grovigli di segni, macchie, spruzzi, aloni; tutto il corpo dell’artista viene coinvolto e il segno è governato dalla gestualità del braccio.
Negli ultimi dipinti di questo periodo, per cui il critico Greenberg inventò il termine di "Action painting", si aggiungono spesso sabbia, ciottoli, filo metallico, pezzi di vetro. Dal 1950 al 1952 Pollock raggiunge risultati di intensità quasi delirante che traducono le sue tensioni interne in quadri esclusivamente bianchi e neri. Negli ultimi anni riprende poi il suo stile fatto di frenetiche forme circolari di colore in stratificazioni materiche sempre più intense. Nell’immagine che risulta non vi è centro né direzione di osservazione: è pittura "all over" (a tutto campo). Si è parlato, a questo proposito, di "Espressionismo astratto" perché il dipingere nasce come emersione di una pulsione, carica di energia, anche violenta, manifestazione di uno stato d’animo che scavalca qualsiasi progetto per affidarsi a una "automaticità" del gesto che nasce dal profondo.
Nel 1950 firma la protesta degli Irascibili; nello stesso anno espone tre opere all XXV Biennale di Venezia e Peggy Guggenheim organizza contemporaneamente per lui, in città, una mostra al Museo Correr. Afflitto da sempre dall’alcool, contro il quale ha anche molto combattuto con alterne fortune, ricomincia a bere oltre misura e dal 1954 rallenta la sua attività.
Muore in un incidente stradale a New York l’11 agosto 1956.
La sua figura diviene presto un mito, alimentato dai tratti caratteristici emblematici: la ribellione, la dipendenza dall’alcool, l’attrazione per le filosofie orientali e la psicologia junghiana, la contiguità con le ricerche musicali più avanzate (John Cage), l’improvvisazione e la creatività immediata su un tema iniziale, (tipica in quegli anni anche del Jazz e del Be bop), la ricerca di libertà nei confronti della forma (che sarà in seguito carattere peculiare degli happening), perfino la drammatica fine.
Ritenuto il maggior rappresentante dell'Action Painting e dell’Espressionismo astratto, ha rappresentato un momento importante della ricerca artistica del secolo scorso e la prima affermazione del mondo statunitense come nuovo centro dell’arte nella seconda metà del ‘900.








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